Testimonianza “volontaria”

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Il guest post di Alba Ferrauto. La bellissima testimonianza di una volontaria…
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Da piccola mi chiamavano San Francesco. A 38 anni ho scoperto che di di S. Francesco ce ne sono molti. Sono quelle persone che io chiamo angeli e che il resto del mondo addita come fanatici animalisti.

Succede che quando si è simili  fortunatamente ci si attrae  e così ho avuto, e ho tutt’ora, la fortuna di conoscere persone meravigliose: i volontari. Il volontario solitamente non chiede, AGISCE. Capita però di arrivare  al punto in cui non si sa più come fare, mancano i soldi per le medicine, per il cibo, cedono le forze sia fisiche che psichiche e a quel punto si cercano i rinforzi.

E’ un giorno qualsiasi di Febbraio, suona il cellulare: è la L.I.D.A. So per certo che quando appare quella sigla  sul display  vuol dire “c’è un’emergenza cerchiamo supporto“.
Rispondo.
Se aiuto mi viene chiesto, aiuto verrà dato. Bisogna tirare fuori alcuni cani da un  canile  lagher. Almeno 6 , due cuccioli incrocio Golden con la loro mamma e tre cagnolini: un incrocio di volpino, un cocker e una di taglia media , facilmente adottabili. Sei cani sono tanti ma so dove bussare per trovare aiuto. Lorella dà la sua disponibilità , non avevo dubbi su questo. Contatto l’unica volontaria che può ancora  avere accesso al canile, e scopro che è lei, a sue spese e con le donazioni di alcune persone, a nutrire i 50 cani rimasti là.

Mi attivo sui due fronti: la colletta alimentare su Facebook e l’organizzazione per andare a prendere i cani. La raccolta di cibo e farmaci  funziona bene, i contatti su Facebook rispondono all’appello e il tam tam nel tortonese coinvolge commercianti, scuole e boyscout. E’ la prova che se qualcosa di buono si vuole fare, si fa.
Il 14 marzo ci troviamo per andare a prendere i cani. I comuni, proprietari dei cani che dobbiamo tirare fuori,  hanno dato l’ok. Ci muoviamo  in due trance perchè, ci dicono,  è meglio così. Il gestore del canile, evidentemente per complicare le adozioni, consegna i cani solo il lunedì e il giovedì dalle 9 alle 11,00. La prima  ad andare è Lorella ,  deve poi  rientrare in ufficio velocemente. Torna dopo più di mezz’ora con i cuccioli e la mamma. I piccoli sono impauriti e si rifiutano di uscire dai trasportini. La mamma invece è tranquilla. Lorella  è visibilmente provata. Non dice molto, se non un epiteto che non posso riportare nei confronti del gestore.
La pena e la rabbia che mi sono  scaturite nel cuore a vedere quella scena le sento ancora ora..

Partiamo io e Sara, il tempo stringe , sono già le 10 passate. Sara è fantastica.
Ha 22 anni , conosciuta per caso nell’ambitoanimalista, si è subito prestata con il suo fidanzato a farmi da spalla in questa ”missione”.
Arriviamo all’ingresso del lagher. Suono  ”sono venuta a prendere i mie cani”. Consegno i documenti e  il cancello si apre. Quel giorno è stato come entrare all’inferno. Non riesco a vedere tutti i cani.
Le gabbie sono molte, loroabbaiano disperatamente, saltano contro le sbarre. Tanti sono di grossa taglia, mastini, alani. Il titolare ci dice di aspettare all’ingresso e non di muoverci all’interno del canile.
Non apro bocca per paura di far scaturire parole di cui poi mi sarei  potuta pentire, consegno collari e guinzagli  e attendo  con Sara l’arrivo dei nostri cani.
Uno alla volta  vengono fatti uscire  dalle loro gabbie. Si rifiutano di camminare, sono visibilmente in preda al panico.
Probabilmente ignari che per loro è arrivata la salvezza, credono di subire chissà quale altra violenza dal loro aguzzino.
Due di loro si accovacciano a terra , rigidi e immobili. Uno si sottomette chiaramente. Il terzo invece sembra un cavallo imbizzarrito, cerca di divincolarsi  dal guinzaglio per scappare. Nessuno è aggressivo. E’ impossibile farli muovere. Sembrano statue di gesso.

Ad uno ad uno li prendiamo in braccio, sono bagnati fradici e sporchi, vivono in mezzo al fango e ai loro escrementi da chissà quanto tempo.. Abbiamo solo due trasportini , uno sulla mia auto e l’altro su quella di Sara. Decido di mettere il cane più tranquillo sul sedile accanto al mio. E’ in quel preciso istante , forse sentendo il tono della mia voce calmo e amorevole, che deve aver capito. Nei suoi  occhi non c’è più il terrore di qualche minuto prima, c’è gratitudine. Appoggia il muso sulle mie gambe e si tranquillizza. E’  come se sapesse di essere salvo. Il mio cuore si  riempe di emozioni. Scopro quando lo scarico che perde sangue dalle zampe. Effetto di mille inverni passati immerso nella neve prima e nel fango dopo. E’ ancora il 14 marzo. Sembra che il tempo si sia fermato .

Oggi sei cani sono stati salvati. Ce n’erano circa 200. Nell’arco di un anno  da quell’inferno, grazie alla passione e alla volontà di alcune associazioni e di tanti volontari ,120 cani sono stati salvati, 30 sono morti. Di fame e di sete. Mi sento impotente di fronte alla crudeltà umana e mi chiedo come sia possibile che l’uomo, il “Dio” uomo , arrivi a tanto.

Non mi dò risposta. Ma continuo a lottare.

Alba Ferrauto

foto | giornaledibarga.it

Article by Mattia Marasco

Autore del blog e responsabile dei contenuti pubblicati. Si è laureato in Media e Giornalismo a Firenze, dove vive, ed è appassionato di cinofilia. Ha lavorato come dog-sitter e assiste spesso ad incontri e conferenze di comportamento canino, dedicandosi nel tempo libero a letture di etologia.
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