Konrad Lorenz – Il cane non è mai secondo

“Con ragione noi usiamo giudicare le qualità morali di persone legate da vincoli di amicizia secondo la loro disponibilità a compiere il più grande sacrificio senza pensare a una contro­partita. Nietzsche, che – a differenza della maggior parte degli uomini – usava della bru­talità solo come di una maschera, dietro la quale si nascondeva un’autentica bontà d’ani­mo, disse le belle parole: «Sia tua ambizione amare sempre più dell’altro, non essere mai secondo!». Con gli esseri umani, in determi­nate circostanze, posso anche riuscire ad adem­piere a questo comandamento, ma nei legami di amicizia che ho con i miei cani io sono in­vece, sempre, il “secondo”. Che singolare, dav­vero unico, rapporto! Si è mai riflettuto a quanto sia strano tutto ciò?
Luomo, l’essere dotato di ragione e di un elevato e responsabi­le senso morale, luomo, la cui più bella e no­bile professione di fede è la religione della fra­tellanza, proprio nellattitudine al più puro amore fraterno viene per secondo ... dopo un animale da preda! So esattamente quel che mi dico e non mi rendo certo colpevole di un sen­timentale antropomorfismo. Anche il più no­bile affetto umano non sgorga dalla ragione e da una morale specificamente umana, ma da strati molto più profondi e primordiali, pura­mente emotivi e, quindi, sempre istintuali. Anche il più esemplare e altruistico comporta­mento morale perde per la nostra sensibilità ogni valore quando non nasce da motivazioni di questo tipo, bensì dalla ragione: «Ma tu non porrai mai nulla nei cuori altrui se nulla è nel tuo». Ma proprio questo cuore è rimasto ancor oggi nell’uomo lo stesso che negli anima­li sociali più evoluti, per quanto le vette rag­giunte dal suo intelletto, e quindi anche dalla sua morale razionale, siano incomparabilmente più alte.

Il
semplice fatto che il mio cane mi ami più di quanto io ami lui è una realinnegabile, che mi colma sempre di una certa vergogna. Il cane è sempre disposto a dare la sua vita per me. Se fossi stato minacciato da un leone o da una tigre, Ali, Bully, Tito, Stasi e tutti gli altri, avrebbero affrontato senza un attimo di esita­zione l’impari lotta per proteggere, anche solo per pochi istanti, la mia vita. E io?”

Da E l’uomo incontrò il cane di Konrad Lorenz (pp.112-115)

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Article by Mattia Marasco

Autore del blog e responsabile dei contenuti pubblicati. Si è laureato in Media e Giornalismo a Firenze, dove vive, ed è appassionato di cinofilia. Ha lavorato come dog-sitter e assiste spesso ad incontri e conferenze di comportamento canino, dedicandosi nel tempo libero a letture di etologia.
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